Le prime luci dell’alba

Le prime luci dell’alba
“Sali! Sali” Le gridò Jacopo tendendole la mano, mentre il fumo usciva sempre più intenso dalla locomotiva e gli sbuffi del motore a carbone si facevano sempre più assordanti. Con l’altra mano si reggeva saldamente alla maniglia. Un fischio più forte e i binari iniziarono a stridere al passaggio dei vagoni. Jacopo rimaneva lì, sospeso. Indeciso, ma solo per un attimo sul da farsi, mentre il vento, la velocità, lo sgomento fecero volare via il suo cappello a quadri, quello delle grandi occasioni, che ora volteggiava spinto dallo scorrere degli altri vagoni.

Emma, in piedi sulla banchina, vide la sagoma di Jacopo sfocarsi lentamente. Attorno a lei le madri, con gli occhi lucidi e i fazzoletti bianchi tra le mani, lasciavano già il posto ai nuovi passeggeri in partenza.
Posò a terra la piccola valigia di cuoio che stringeva ancora forte con la mano destra, mentre la sinistra al riparo nella tasca del cappotto rosa sgranava con avidità i grani del rosario in madreperla, regalatole da sua madre molti anni prima.

Fuori dalla stazione le carrozze correvano veloci per portare i padri alle loro famiglie. Le mogli li attendevano con la zuppa calda in tavola, i bambini, già pronti per il sonno, aspettavano trepidanti un nuovo dono.
Emma non si curò delle luci delle carrozze, né dei padri di ritorno dai loro viaggi, così come loro non si curavano di lei. S’incamminò lenta verso la sua meta. Non sarebbero bastati venti rosari prima di arrivarci. Camminò per ore, sperando che nessuno l’avrebbe fermata. Attorno a lei, in quella fredda serata di fine autunno, scorrevano i vigneti, le strade sterrate, le case di contadini illuminate da luci fioche. Non sentiva il gelo, non sentiva la paura, non sentiva nemmeno il peso della sua valigia. Il cielo stellato le faceva compagnia.

Quando, dopo ore di cammino, arrivò finalmente alla sua meta, le stelle lasciavano ormai posto ad un timido albeggiare.
Emma appoggiò a terra la valigia e respirò forte, come non aveva avuto il coraggio di fare nelle ultime ore. Bussò alla porta con mano indecisa. Le nocche si appoggiavano al legno massiccio senza produrre alcun suono. La mano sinistra dentro la tasca strinse forte, per l’ennesima volta i grani di madreperla. In quello stesso istante il pugno che batteva alla porta si fece più fermo.
Un rumore veloce di passi che scendevano le scale, voci femminili che si accavallavano concitate. Madre Teresa e Suor Caterina aprirono la porta puntandole sul viso la luce di una lampada ad olio che illuminò d’un tratto i suoi capelli scuri, raccolti dietro le spalle, la sua carnagione candida e gli occhi verdi e grandi da cui scendevano lacrime di felicità e di stanchezza.
Le due Sorelle la strinsero in un abbraccio, il più caldo e più sincero che avesse mai avuto. Alle sue spalle si levavano le prime luci dell’alba.

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