Tomiko

Dove sarà finito? Pensò Tomiko rovistando nella borsa, cercando con i polpastrelli la morbida consistenza del suo segreto. Tra l’ipad e le chiavi della Bmw, le sue dita toccarono finalmente il fazzoletto di seta con le loro iniziali.

Il tempio Kiyōmizu era vuoto a quell’ora. Il vento portava con sé qualche petalo rosa, mentre due ragazze vestite da geisha, poco più in là, convogliavano su di sé l’attenzione dei pochi turisti rimasti.

Sua nonna gliel’aveva detto tante volte: non sprecare i tuoi desideri, Tomiko, i ciliegi ti diranno se l’universo sta dalla tua parte. E Tomiko non aveva mai dubitato, nemmeno una volta che nonna Misaki avesse ragione.

Mise con cura il fazzoletto di seta nell’incavo della mano sinistra, vicino alla linea della vita. Ripeté, con la stessa fiducia di allora, il rito che faceva da bambina: occhi serrati, fazzoletto tra le dita e cinque passi all’indietro. Ad ogni passo un desiderio.

“Voglio riavere il suo pettine rosa sopra il mio comodino. Voglio arrabbiarmi se fa ritardo alla cena del venerdì. Voglio sentire il suo portachiavi di madreperla cadere nella ciotola all’ingresso. Voglio che mi perdoni. Voglio che lei torni da me”.

Pianse, quel giorno, Tomiko. Aprì gli occhi a fatica e intorno c’erano solo fiori di ciliegio che volteggiavano nell’aria. Salivano e scendevano veloci. Intorno a lei era un turbinio di petali rosa. Aveva pronunciato i desideri più importanti della sua vita. E i ciliegi, questa volta, erano dalla sua parte.

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Foto: Alessandra Minello

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