Carlo e Zoe

Oggi.

«Basta! Basta! Non ce la faccio più»
Le gambe nude di Zoe venivano graffiate dal cemento mentre si dimenava e contorceva da quindici minuti. La signora della Punto rossa, sconosciuta fino a quel momento, ma ora figura indispensabile nella sua vita, le teneva la mano e cercava di rassicurarla, senza buon esito. Carlo, con il cellulare stritolato nella mano destra, la camicia sbottonata, il viso cadaverico, non era di nessun aiuto. Camminava avanti e indietro imprecando contro tutto e tutti: la sventura, le ambulanze, il buio e il sistema sanitario nazionale.
«Usi quel telefono per fare luce alla sua compagna! Cerchi di essere un po’ d’aiuto!»
Lo richiamò con piglio deciso la signora della punto rossa, parcheggiata lì accanto e con le quattro frecce ancora accese. La torcia di Carlo illuminò per un attimo il viso di Zoe, prima di scivolargli di mano in un eccesso di debolezza. Non l’aveva mai vista così. Le labbra contorte, il naso sembrava enorme, chiuso dagli occhi serrati e le guance rugose, i capelli fradici di sudore appiccicati alla pelle. Urlava Zoe, mentre lui non riusciva più ad emettere nemmeno un suono. Intorno a loro c’era solo il silenzio della boscaglia, qualche ramo che si spostava ogni tanto, il ticchettio delle quattro frecce.
«Vedrai che ora arriva, piccola, non ti preoccupare. Andrà tutto bene.»
Diceva la signora della punto rossa. I tacchi di vernice nera venivano illuminati a intermittenza. La borsa di strass dimenticata sul cofano. Il suo vestito lungo nero, madido del sudore di Zoe. Una bottiglietta d’acqua semi vuota. La loro macchina morta e maleodorante. Questo era tutto ciò che gli infermieri trovarono quando l’ambulanza spense la sua sirena in quella via di montagna, in quella notte di Ottobre. Appena in tempo. Tra le gambe di Zoe si intravedeva una piccola testa di capelli neri.
“Non ho mai vissuto una notte così”, pensò Carlo mentre qualcuno lo aiutava a salire in ambulanza e la donna della punto rossa, spegneva le quattro frecce e recuperava la sua borsa di strass.

Un anno fa.
«Dai Zoe, spegni e vieni a dormire»
«Non ci riesco, ho un pensiero»
«Cosa succede? Se è per il contratto stai tranquilla, vedrai che te lo rinnoverà»
«No, non è per il contratto»
«E allora cos’è?»
«Un’altra cosa»
«Dai, dimmela»
«Carlo, facciamo un bambino?»
“Oh, cazzo” pensò Carlo, e sentì in fondo allo stomaco un misto di paura e felicità.

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Foto: Alessandra Minello

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