I cinque minuti piú importanti della mia vita

Dopo un mese di attesa, di accessi continui al sito, di clic ripetuti sul tasto “aggiorna”, di sobbalzi ogni volta che Giulia mi mandava un messaggio: “sono usciti?”, ora, finalmente, la risposta è: “Sì. Sono usciti.”
Sono solo davanti al pc. In casa non c’è nessuno. Dovrei aspettare, dovrei pensare, non resisto. Apro subito la lista. La scorro dal basso, so già che il mio nome sarà tra gli ultimi. Non lo trovo. Si sono dimenticati di me? Mi hanno escluso? Dov’è la lista degli esclusi? Non c’è. Non c’è la lista degli esclusi, non c’è il mio nome. Si sono dimenticati di me.
Controllo di nuovo. Riparto, ma dall’alto stavolta. I primi non li guardo nemmeno. Sono nomi che, per ora, non mi dicono nulla. Un giro di rotellina e la pagina scorre. Eccolo. Il mio nome. Al numero 9. Sono arrivato nono. Non ci credo. Esame fatto così per fare, dicevo a tutti. È un’esperienza per vedere come funziona ripetevo agli amici. Non ti illudere mamma, rimarrò disoccupato ancora per un po’, dicevo. E invece no, nono.
E il cuore inizia a battere, e anche le mani. Sono da solo ma salto. Mi manca il fiato, mi si asciugano le labbra, tremano le mani. Prendo il telefono.
“Giulia, Giulia! Sono dentro! Sono dentro!”
Con un tono di voce che non riconosco. Non mi capita spesso di essere fiero di me, di poter dire “ce l’ho fatta”. Riattacco subito. Devo chiamare il Prof. Nemmeno gliel’ho detto che ci provavo. Magari se gliel’avessi detto sarei tra i cinque con borsa.. No, non è ancora il momento di pensarci.
“Mamma, mamma! Mi hanno preso! Mi hanno preso!”
“Fra, lo sapevo, non ne avevo dubbi!”
Ma com’è che qui nessuno dubita delle cose tranne me?
“Mamma, devo partire, me ne vado a Milano!”
“Vai, Fra, vai. Vedrai che sarà bello!”

Era il 9 Settembre 2009. Lo schermo del pc era aperto sulla pagina dell’Università Bocconi di Milano. Iniziava ufficialmente il mio dottorato di ricerca in economia, senza borsa di studio e senza baroni a proteggermi. Per molti versi è stato il giorno più importante della mia vita. Quello che ha stravolto tutto, che mi ha portato via dal paese, via dalla famiglia, a lottare per e contro l’accademia. Da quei cinque minuti di assenza di gravità sono passati ben cinque anni. Li ricordo come fossero successi ieri. Di quella lista, in cui al nono posto c’è il mio nome, c’è ancora una copia appesa nella mia stanza, quella a casa dei miei, nella quale non sono più tornato, se non per le feste di Natale o per qualche rimpatriata con gli amici.

Tutto il resto: quello che sono e non sono diventato, dove vivo adesso, le persone che ho incontrato, tutto è il frutto di quei cinque minuti in cui ho capito che, forse, anche io, potevo iniziare a credere in me stesso.

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Foto: Francesco Brunelli
https://www.flickr.com/photos/francescobrunelli/

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10 pensieri su “I cinque minuti piú importanti della mia vita

  1. Un po’ quello che è successo a me 🙂
    Il 1 Agosto 2009 mi sono trasferito a Milano dalla Calabria. Il 5 Settembre 2009 ho iniziato a lavorare (e vi assicuro che cercare lavoro a Milano in Agosto è follia pura), e il 5 Settembre 2010 ho firmato un contratto a tempo indeterminato a 32 anni, quando la maggior parte delle persone pensa che ormai sia troppo tardi.

    Posso assicurare che cambiamenti di questa portata, coronati da successo, sono davvero tra le cose più alte che chiunque possa mai provare 🙂

    I miei auguri a Francesco 😉

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