Il sorriso di Lisa

“Mannaggia a me e a quella volta che ho accettato” pensò Lisa, seduta nello studio, ritta in posa di fronte a quell’uomo barbuto che si affannava tra pennelli e tavolozze di colori.
“Son tre ore che sto tizio mi guarda la spalla. Sarò sporca?”
Lisa girò impercettibilmente la testa per guardare la sua spalla sinistra.
– Ferma!
Intimò perentorio l’uomo con la barba.
– Mi si rovina la luce!
Lisa non ebbe nemmeno il coraggio di rispondere. Le era stato detto esplicitamente che non doveva parlare. “La luce? Questo c’ha le visioni. Mah, si vede che, anche se è sporca. sta spalla gli piace.” pensò.
– Bella, bella…
Continuava il pittore, e Lisa non capì bene se stesse parlando di lei o della tela.
“Sì, perfetta, buona notte.” rifletté “L’unica cosa perfetta qua è la peperonata che volevo metter su stamattina e per colpa del barbuto qui, mi tocca rimandare. Son tre giorni che ho voglia di peperonata.”
Un grido femminile da un’altra stanza fece sobbalzare entrambi:
-Leo! Leoooo! Hai finito? Mi serve la monetaaaa!
-Oh maremma maiala! Ma si può lavorar così? Mi scusi, donna Lisa, la mi sorella non la capisce l’arte! La vole la moneta per andar al mercato. La vole far la peperonata! Bettinaaa, te tu devi star bona! Te la porto dopo la moneta!
“Eh, no, eh! Ma che sfiga è questa?” pensò Lisa, sempre attenta a non muovere nemmeno un muscolo, “Due donne senza peperonata per un quadretto di un barbuto? Quando torno a casa il Francesco mi sente, oh, se mi sente! Ho anche i piedi gonfi. Mi paiono due zampogne. E mi tocca star seduta qua per ore e ore. Per fortuna che m’ha detto che i piedi non si vedono. Almeno son potuta venire con le ciabatte di lana. A momenti non entro più neanche in queste. Devo chiedere a Francesco di comprarmi l’unguento al finocchio per le gambe, e guai a lui se mi dice di no, dopo sto supplizio!”
Un altro urlo, stavolta proveniente dalla strada, interruppe i suoi pensieri:
– Pesce! Pesce fresco! Pesce di giornata! Pesce appena pescato!
– Oh maremma dei pittori! Pure il pescaiolo ora! La mi scusi, donna Lisa, l’è giovedì, c’è il mercato del pesce qua sotto!
Spiegò il barbuto, che chiedeva a Lisa silenzio, ma non disdegnava di parlare.
“Mmm.. che puzzo! Mi si volta lo stomaco.” almeno tra sé e sé Lisa si poté lamentare, “Mi tocca star qui con questo olezzo tutta la mattina? Oltre all’unguento, chiederò a Francesco di comprarmi un profumo nuovo. Me lo deve! Io con questo puzzo non ci resisto. E il barbuto continua a girarmi intorno, devo star immobile, ma mi fa girar la testa..”
Qualcuno bussò alla porta dello studio.
-Chi l’è?
-Leo!
-Bettina! Che tu vòi?
-Vengo a pigliar la moneta!
Ancora la sorella del pittore, che apparve stavolta dalla porta in fondo a sinistra. Bettina entrò accarezzandosi una pancia di almeno sette mesi.
– Senti, Leo, io non resisto: c’ho i piedi gonfi, una voglia di peperonata che non ti dico e sto puzzo di pesce mi fa andare a gambe all’aria!
Parlò in fretta, Bettina, senza nemmeno guardare Lisa in viso e muovendo la mano sullo stomaco arrotondato.
Lisa sobbalzò, ma solo nel pensiero: “Oh, maremma delle Bettine! Peperonata, piedi gonfi e odor di pesce…Non sarò mica incin…”
-Ferma! Immobile, donna Lisa! Immobile!
Il pittore la guardava estasiato.
– Eccolo! Oh, te vedi che bellino! Magnifico! Magnifico! Questo volevo!

In quel momento il pittore colse il sorriso di Lisa, un sorriso di cui pochi, fino ad oggi, conoscevano il vero significato.

Monna_Lisa-leonardo

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