Dov’è Peppa?

-Dov’è Peppa? Dov’è PEP-PA?
– Guia stai buona che la troviamo presto!
– Nooo! Me l’hai detto anche un’ora fa, “presto”. Dov’è Peppa? Voglio la valigetta di Peppaaa!
Guia piagnucolava con gli occhi lucidi e le guance paonazze, girando scalza per casa, ancora nel suo pigiamino rosa.
– Guia, erano dieci minuti fa e abbiamo guardato in tutta la cameretta. Non può essere scappata, vedrai che la troviamo!
– Scappata? Scappata? Mamma, Peppa è scappata da me?
– No, tesoro, non ho detto questo, stai calma! Adesso chiamiamo papà e vedrai che lui la trova!
– Ma papà non sa trovare una vite, come fa a trovare la valigetta!
– Guia, ma cosa dici? Come ti viene in mente ‘sta cosa della vite?
– Mamma ti ho sentita che lo dicevi alla zia Lolly che papà non sa fare niente!
– Guia, ma non dire così, la mamma era solo nervosa e parlava con la zia, ma non pensa davvero queste cose. Mamma vuole bene a papà e glielo dice sempre.
– Mamma, guarda che ti ho sentito l’altro giorno che gli dicevi la parolaccia, cosa credi? Tu gli dicevi “stronfo”. Ti ho sentita! E lo so che è una parolaccia, me l’ha detto Matteo!
– Guia, senti, la mamma e il papà si vogliono bene e ogni tanto litigano, come tutti. Anche tu litighi con Matteo, no?
– Quindi la prossima volta che litigo posso dirgli “stronfo”?
– No Guia, no! Non si dicono quelle parole!
– Ma tu le dici!
Guia stava lì con i codini, la fessura tra i denti e la faccia sconvolta, ma non cedeva. Aveva proprio il carattere di quello “stronfo” di suo padre. Pensò Viola. E le scappò un sorriso.
– Mamma perché ridi? Hai trovato la mia valigetta?
Per un momento Viola si era dimenticata del dramma della valigetta di Peppa. Ed era anche tardi. Doveva trovarla, truccarsi, togliere le pantofole, mettere i tacchi e correre alla riunione con i fornitori. “Se almeno si fosse occupato Giacomo di portare Guia a scuola una volta ogni tanto, queste tragedie le avrebbe gestite lui”, pensò.
– E allora? Mamma? Guarda che io senza la mia valigetta a scuola non ci vado! E non faccio neanche merenda! E non mi metto neanche il vestitino.
“Ecco, ci mancava solo lo sciopero di Peppa Pig”, sorrise Viola tra sè.
– Dai Guia, intanto tu vestiti che adesso ci pensiamo io e Matteo a trovare la valigetta.
– No! Io non mi vesto!
E si rimise a letto con le braccia incrociate, da cui spuntava il disegno di Peppa sul pigiamino.
– Matteeooo vieni ad aiutare tua sorella a trovare la sua valigetta!
– Non posso, Ma’ devo andare a scuola subito che c’ho compito alla prima ora. Ciao!
Sbattè alle sue spalle la porta di casa, per riaprirla pochi secondi dopo.
– Ah, ma’ e viene anche il Gio a pranzo oggi! Arriviamo all’una, chiami Teresa e le dici di farci le lasagne?
– Ma Matteooo! Ma se oggi ho la riun…
Sbanf. La porta si chiuse di colpo alle spalle di Matteo.
– Stronzo come suo padre.
Borbottò Viola.
– Eeeeeccco! Lo hai detto di nuovo! vedi che tu le dici le parolacce! È “stronfo” anche Matteo!
Viola non sapeva più come difendersi e girava per casa da mezzora con il tailleur elegante, le ciabatte ai piedi e una scarpa col tacco in mano, per raggiungere gli angoli sotto il letto dove poteva essersi nascosta quella maledetta di Peppa Pig. Recuperò il cellulare dalla borsa in entrata, il display segnava le 8.17. Era ufficialmente troppo tardi sia per portare Guia all’asilo, sia per correre dall’altra parte della città alla riunione con i fornitori. Chiusa nello sgabuzzino fece due chiamate, mentre in sottofondo Guia continuava a singhiozzare.
– Sì, Adele salve, sono io. Le volevo dire che la riunione con i fornitori è spostata a domani pomeriggio alle 5.
– Ma, Signora Viola, due sono già qui. Come faccio? Cosa dico?
– Senta, dica quello che vuole. Io ho un’emergenza in famiglia. Ci sono delle priorità, sa’?
– Oh, sì, certo Viola, mi scusi, ma.. tutto bene? Niente di grave spero.
– Guardi non le posso dire nulla, si tratta di una sparizione. Spero si risolverà presto.
– Ah, bene. Sì, spero si risolverà presto. A dopo Viola.
– A dopo.
E una era fatta. Ora toccava chiamare Giacomo. Il telefono suonava a vuoto, “come al solito”, pensò Viola. Al decimo squillo finalmente rispose.
– Tesorino!
– Tesorino un cazzo!
Esordì Viola.
– Sai che tua figlia è qui da un’ora che piange perché non trova la sua valigia di Peppa Pig? Ne sai qualcosa TU?
– Ah, sì, beh… insomma.. Io.. L’ho presa per sbaglio dall’attaccapanni stamattina, era sotto il cappotto. Non pensavo che fosse una cosa importante.
– Non pensavi fosse una cosa importante? Ma ti rendi conto, vero, che abbiamo una maniaca di Peppa Pig in casa? Che ho più piatti rosa in lavastoviglie che bianchi? E tu pensi che non sia una cosa importante?
– Senti, stai calma. Ora io ho una riunione, poi ritorno a casa per pranzo e te la riporto, va bene?
– Ma come per pranzo? Riu.. riunione? Ma lo sai che anche io avevo una riunione oggi? Ti importa qualcosa di me e delle mie riun…
– Senti, Tesorino, scusa, ma devo proprio andare… Ciao eh, un bacio.
– Ma come devi andar…
– Sì, sì, senti cia’. Ah, magari per pranzo gnocchi… che ne dici?
Viola si sentì come in quei film in cui lei, sopraffatta, si accascia a terra dentro lo sgabuzzino, con i capelli sfatti e le calze smagliate. Ma non aveva tempo per queste scene, Guia di là continuava a frignare.
– Senti Guia, ho chiamato papà e ha detto che a mezzogiorno tornerà a casa con la tua valigetta. L’ha presa lui per sbaglio stamattina, ma a pranzo te la riporta. Va bene?
– Mamma, ma sei sicura sicura che Peppa non sia scappata?
– No tesoro, ce l’ha papà. Davvero.
– Mamma, chiamiamo Papino?
– Sì, adesso lo chiamiamo.
E Viola sperò tanto che Giacomo rispondesse, mentre il moccio di Guia calava sulle lenzuola di Peppa.
Uno squillo, due squilli.. “Eddai rispondi Giacomo, cazzo!” pensò, poco fiduciosa.
– Pronto Tesorino, che c’è? Ti ho detto che sono in riunione!
– Senti c’è qui Guia che ti deve parlare.
– Vai.
– Pa-papino? Ma è vero che Peppa è lì con te?
– Sì, tesoro, l’ho presa io stamattina per portarla a fare una passeggiata. Poi però mi hanno chiamato dal lavoro e non ho potuto riportarla a casa, ma vedrai che per pranzo arrivo. Tu fai la brava, eh? Che poi stiamo insieme e giochiamo. Me lo fai un disegno prima che torni?
– Sì, papà. Bacino.

E Guia smise di singhiozzare. Viola l’aiutò a vestirsi e si rese conto che era passato tanto tempo dall’ultima volta in cui erano rimaste a casa loro due sole. Disse a Teresa di non venire e ordinò alla rosticceria lasagne, gnocchi e per sé del salmone. Tutto sommato, con Guia che disegnava al suo tavolinetto rosa e la tv accesa sui canali più trash, considerò che non stava proprio male. Fecero anche una passeggiata, prima di pranzo. Non le capitava da un po’.
Giacomo chiamò alle 12.30 per dire che sarebbe arrivato tardi. “Il solito stronzo”, pensò Viola, ma si guardò bene dal dirlo.
Erano tutti a tavola quando arrivò: Viola, Guia, Matteo e anche Giovanni, l’amico brufoloso di Matteo.
– Eccomi!
Guia gli corse incontro.
– Papino, dov’è la valigetta? Dov’è Peppa?
E Giacomo, con uno dei suoi colpi da maestro tirò fuori dallo zaino, nell’ordine: Valigetta di Peppa Pig, ennesimo peluche di Peppa Pig e set di colori a pastello, ovviamente di Peppa Pig. Guia gli buttò le braccia al collo due secondi, felice come solo lui sapeva farla felice, ma poi scappò subito al suo tavolino. Dopo poco era concentrata a disegnare con i colori nuovi, abbracciata alla sua valigetta.
Giacomo si avvicinò a Viola, appoggiata alla penisola della cucina, con un guanto da forno in mano e gli gnocchi e le lasagne ancora caldi per lui.
– E questo è per te, tesorino.
Disse facendo apparire da dietro le spalle un mazzolino di tulipani gialli, i suoi preferiti.
– Il solito paraculo.
Sorrise Viola.
Dal tavolino rosa in fondo alla stanza arrivò un grido:
– Mamma ti ho sentita! Hai detto culo!

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