Tutto lo stadio in piedi

Ieri i giornali italiani ci hanno mostrato le immagini di Lorenzo Schoonbaert. Lorenzo è un padre di 41 anni, malato terminale di cancro, che dopo 37 operazioni ha deciso di terminare il suo calvario, richiedendo l’eutanasia. Prima di andarsene ha espresso il desiderio di vedere la sua ultima partita del Bruges, sua squadra del cuore. A noi sono arrivate le immagini di quest’uomo con il viso scavato che si regge in piedi a fatica e cammina tenendo per mano la sua bellissima bambina bionda di sette anni, avvicinandosi al centro del campo. Lì tira il calcio d’inizio e da lì si allontana verso le panchine, lentamente, sorridendo alla figlia.
Oltre allo sforzo visibile di quest’uomo per affrontare quest’ultima impresa, al viso non del tutto inconsapevole della bambina, quello che mi ha veramente colpito è stato il pubblico dello stadio. Tutti in piedi ad applaudire. Uno striscione dei tifosi con scritto “You’ll never walk alone Lorre”. Perchè Lorenzo, in Belgio, può non camminare mai solo. Può avere uno stadio intero in piedi per lui, può decidere di smettere di soffrire quando la sofferenza è diventata troppo grande, senza essere giudicato.

E allora mi è tornata in mente una storia tutta italiana. Quella di Eluana Englaro. Sì, la storia non è la stessa. Eluana non ha potuto scegliere, non solo non essendo cosciente a seguito di un incidente, ma anche perchè in Italia quella di arrendersi alla malattia non è una scelta possibile. Quello a cui ho pensato, però non è solo questo. Ho pensato al giorno in cui Eluana ci ha lasciati. Anzi, anche ai giorni e mesi precedenti. Quelli in cui suo padre ha dovuto lottare per questa decisione, quelli in cui di fronte alla clinica in cui era ricoverata si riunivano dei manifestanti per urlare “Eluana svegliati”, e ad insultare il padre, in quel momento di dolore. Ho pensato ai giorni in cui la televisione ci parlava di alcune persone che si erano gettate addosso all’ambulanza che la trasportava, pur di fermarla. E a Berlusconi, allora premier, che diceva di Eluana “ha un bell’aspetto” ed un’aria sana, pur non avendola mai vista. O che aveva il coraggio di dire del padre:”vuole togliersi di mezzo una scomodità”.

Ecco, i due casi non sono paragonabili, lo so. Per Eluana ci sono state anche veglie di preghiera, verso suo padre c’è stata anche tanta solidarietà. Ma non mi tolgo dalla mente che, anche se avesse potuto scegliere (e le testimonianze delle persone che più la conoscevano e amavano hanno confermato quale sarebbe stata la sua scetla), per Eluana, non ci sarebbe stato nessun giro di campo con lo stadio in piedi ad applaudire. Non per lei, nè per chi soffre di malattie terminali e decide che non ce la fa più.
Ecco, vedendo Lorenzo camminare a fatica tenendo per mano la sua bambina, ho pensato a questo. Al rispetto per una decisione personale che forse in Italia non ci sarà mai. Alla possibilità di non camminare da soli nel percorso più difficile della propria vita, che qui è utopia. E sono triste. Perchè vorrei qualcosa di diverso dal mio paese, vorrei qualcosa di grande: vorrei la libertà di scelta e tutto lo stadio in piedi.

Lorenzo

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6 pensieri su “Tutto lo stadio in piedi

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