25 Novembre: Giornata contro la violenza sulle donne

Un paio di anni fa, dopo aver assistito ad un incontro organizzato a Firenze per La giornata contro la violenza sulle donne, scrissi un articolo per il giornale online guesswhat.it. L’articolo finiva con una riflessione sulla mancata presenza degli uomini tra relatori e pubblico. Sabato parteciperò ad un’altra conferenza sul tema (Firenze, Oblate ore 17.30). Spero questa volta gli uomini mi sapranno stupire partecipando numerosi … io ne porterò due!

Ecco l’articolo pubblicato su GuessWhat.

25 Novembre, una giornata speciale

Il 25 Novembre 1960 le sorelle Mirabal, tre dominicane oppositrici del regime dittatoriale di Rafael Leónidas Trujillo, vengono uccise mentre si recano in carcere a far visita ai loro mariti. L’auto sulla quale viaggiavano viene bloccata da agenti del Servizio di informazione militare e le tre donne e l’autista vengono condotti in un luogo isolato, una piantagione di canna da zucchero, e uccisi a bastonate. I loro corpi, rimessi nel veicolo sul quale viaggiavano, vengono fatti precipitare per un dirupo per simulare un incidente.

In ricordo dell’assassinio delle sorelle Mirabal, il 17 dicembre 1999, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite designa il 25 novembre come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Recentemente in Italia si parla molto di femminicidio, che è forse la massima espressione della violenza contro le donne.

Con il termine femminicidio si indica non solo l’“uccisione di una donna o di una ragazza”, ma anche “qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte” (Devoto-Oli 2009). Più in generale, nella stampa e nei mezzi di comunicazione, con il termine femminicidio, ci si riferisce all’omicidio in cui esiste un legame affettivo tra vittima e carnefice. Secondo i dati dell’Eures, nel periodo compreso tra il 2000 e il 2012, sono state uccise oltre 2.220 donne, con una media di 171 all’anno. Di questi il 70,7% (ovvero 1.570 casi) sono avvenuti, per l’appunto, nell’ambito familiare o di relazioni affettive. Fino ad ora sono 128 le morti per femminicidio nel 2013. I dati Eures parlano di un fenomeno trasversale in quanto a età, area geografica e religione di vittima e omicida. ll responsabile della violenza è nel 48% dei casi il marito, nel 12% il convivente nel 23% l’ex partner. Nel 61% dei casi l’omicida ha tra i 35 e i 54 anni, il 46% ha la licenza media superiore e il 19% la laurea.

Per affrontare il fenomeno, sono stati avviati, negli ultimi anni, progetti, campagne e manifestazioni di sensibilizzazione istituzionali e non. Il 10 Settembre 2013 il parlamento italiano ha ratificato la Convenzione di Istanbul, i cui obiettivi sono: proteggere le donne da ogni forma di violenza e prevenire, perseguire ed eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica; contribuire ad eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne e promuovere la concreta parità tra i sessi; predisporre un quadro globale, di politiche e misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica; promuovere la cooperazione internazionale al fine di eliminare la violenza contro le donne e la violenza domestica e, infine,  sostenere e assistere le organizzazioni e autorità incaricate dell’applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente, al fine di adottare un approccio integrato per l’eliminazione della violenza contro le donne e la violenza domestica.

Stamattina ho preso parte all’incontro “Tra i mille volti della violenza” organizzato dal Comune di Firenze con le associazioni che maggiormente si occupano del tema nel capoluogo toscano (tra cui ricordo Artemisia e Cospe). Al dibattito hanno partecipato, oltre alle rappresentati delle istituzioni, 9 esperti del tema. Tra questi esperti, solo uno era un uomo: Paolo Pratesi, Dirigente del 118 che ha ricordato il servizio Triage Rosa antiviolenza. La Senatrice Rosa Maria Di Giorgi (PD), intervenuta al dibattito, si è rivolta agli studenti maschi in sala, ponendo l’accento sulla necessità della loro partecipazione affinché avvenga il cambiamento culturale di cui l’Italia necessita al fine di modificare i rapporti di genere verso una società maggiormente equa. Enrico Berlinguer, 35 anni fa, parafrasando Marx, diceva: “Non può essere libero l’uomo che opprime una donna”. È proprio su questo cambio di prospettiva e sulla necessità di una rivoluzione culturale che veda al centro gli uomini, prima ancora che le donne, che vorrei invitare tutti a riflettere, oggi, 25 Novembre, e sempre.

 

 

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