Matrimonio o convivenza? Una scelta dettata dalla precarietà

Uno studio italiano dimostra il legame tra tipo di contratto lavorativo e convivenza o matrimonio.

Ne parlo in un articolo per la rivista Imprendinews:

http://www.imprendinews.com/2016/03/16/clic-matrimonio-o-convivenza-una-scelta-dettata-dalla-precarieta/

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Dove non arriva il buonsenso, arriva la scienza

Ovvero, una dimostrazione empirica degli effetti dei matrimoni omosessuali sui matrimoni etero.

In tempi di sentinelle in piedi e feste della famiglia naturale (in Veneto, sigh!), il governo va controcorrente e si fa un gran parlare di riconoscimento delle unioni omosessuali. È di questi giorni la notizia che Renzi avrebbe in mente per l’Italia il modello tedesco (giusto per infierire, in Germania questa legge è entrata in vigore 13 anni fa). Un po’ ci si chiede cosa sia, un po’ ci si chiede perché dalla Germania non si prenda anche altro, visto che ce ne sarebbe parecchio bisogno. Ad ogni modo, il modello tedesco corrisponde essenzialmente ad approvare la reversibilità della pensione, il diritto alla successione in caso di morte e la possibilità di assistenza negli ospedali e nelle carceri anche per le famiglie composte da due donne o due uomini. Sono incluse nelle concessioni anche la partecipazione ai bandi per le case popolari e i sussidi economici. Non è invece prevista l’adozione di bambini esterni alla coppia, mentre un partner potrà adottare il figlio naturale dell’altro. Ovviamente, per andare incontro alle possibili critiche della parte cattolica del parlamento, Renzi si è ben guardato dall’usare la parola “matrimonio” preferendo il termine più neutro di “unioni”.

Ovviamente, da brava sociologa, non credo ai sondaggi, ma me ne servo quando mi è più comodo. È recente, infatti, un sondaggio di Demos & Pi per Repubblica.it, in cui, il 55% dei 1265 intervistati si è dichiarato favorevole al matrimonio gay, dimostrando, non che sia una novità, che i cittadini sono già arrivati dove la politica ancora stenta. L’Italia infatti, come spesso accade, si ritrova ad essere fanalino di coda in Europa in materia di diritti civili. Ecco qui la mappa del riconoscimento delle unioni o dei matrimoni omosessuali in Europa, presa dal sito gay.it.

http://www.gay.it/news/6/Mappa–il-matrimonio-gay-nel-mondo-alle-soglie-del-2014#photos

mappa_unioni_Europa

Ma, come annunciato, dove non arriva il buon senso arriva la scienza. Uno studioso norvegese ha recentemente spiegato che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non comporta alcuna conseguenza negativa per le famiglie cosiddette tradizionali.

Mircea Trandafir, Assistant Professor all’universitá di Southern Denmark, ha di recente pubblicato un articolo dal titolo: The Effect of Same-Sex Marriage Laws on Different-Sex Marriage: Evidence From the Netherlands (Gli effetti dei matrimoni tra persone dello stesso sesso sui matrimoni tra persone di sesso diverso: analisi del caso Olandese) sulla rivista scientifica Demography, che per quanti non lo sapessero non è esattamente l’ultima arrivata tra le riviste scientifiche europee e mondiali, anzi rientra tra quelle più prestigiose.

A lungo si è sostenuto che il riconoscimento delle unioni omosessuali potesse avere un impatto negativo sul matrimonio etero. In realtà la letteratura è ambigua al proposito: se da un lato, tale riconoscimento potrebbe ridurre gli incentivi a sposarsi offrendo la possibilità anche agli etero di forme familiari alternative (Kurtz 2004), dall’altro la legalizzazione del matrimonio omosessuale potrebbe portare ad un aumento dei matrimoni etero, o meglio, a riaccendere l’interesse per il matrimonio, spingendo le coppie eterosessuali ad un recupero dell’istituzione del matrimonio tradizionale (Rauch 2004; Safire 2003). Trandafir si concentra sul caso olandese in quanto l’Olanda è il primo paese al mondo ad aver introdotto nel 2001 una legge che permetteva il matrimonio omosessuale. Nel suo studio analizza l’effetto di due leggi sui matrimoni etero e omosessuali: una legge del 1998 che prevedeva il riconoscimento delle “Unioni registrate” e la legge che nel 2001 legalizzava per la prima volta nel mondo il matrimonio omosessuale. Unendo i dati ufficiali ai dati individuali della ricerca Olandese sulle Forze Lavoro l’autore dimostra che, nel complesso, non c’è evidenza di effetti negativi dalla legalizzazione del matrimonio omosessuale o dall’introduzione di unione registrata sui matrimoni etero. Tuttavia, la risposta a breve termine alle due leggi varia tra regioni ed etnie. L’autore dimostra che gli individui potenzialmente più conservatori (in base a zona di residenza e paese di origine, indicatori di livello di attaccamento alla religione e attitudini conservatrici) tendono, confermando la letteratura, a sposarsi di più in seguito ad ogni legge. Gli individui più liberali dimostrano, invece trend alterni, tendendo solo in alcune zone del paese a sposarsi di meno, confermando solo parzialmente la letteratura che parla del fatto che il riconoscimento delle unioni omosessuali avrebbe la conseguenza di favorire la scelta di istituzioni alternative al matrimonio.

Sono consapevole, quanto l’autore, che studiare il caso olandese non sia esattamente lo stesso che riferirsi al contesto italiano, ad ogni modo, questa mi sembra una prima ed evidente prova dell’infondatezza dei timori di effetti negativi del riconoscimento dei matrimoni omosessuali sui matrimoni eterosessuali. Con buona pace di chi ancora teme l’avvento di questa istituzione, credo e spero, l’Italia andrà presto nella direzione della garanzia di questo diritto alle coppie omosessuali, allineandosi con gli altri paesi europei più avanzati nel riconoscimento dei diritti e delle libertà fondamentali.

gay marriage

Riferimenti bibliografici:

Kurtz, S. (2004). The end of marriage in Scandinavia. The Weekly Standard, 9(20), 26.
Rauch, J. (2004). Gay marriage: Why it is good for gays, good for straights, and good for America. New York: Times Books.
Safire,W. (2003, June 30). The bedroom door. The New York Times.
Trandafir, M.,(2014), The effect of same-sex marriage laws on different-sex marriage: Evidence from the Netherlands, Demography 51:317–340

Sondaggio Repubblica.it:
http://www.repubblica.it/cronaca/2014/10/12/news/nozze_gay_per_la_prima_volta_oltre_la_met_degli_italiani_dice_s-97902620/

Viola

Seduta sugli scalini della Loggia dei Servi, Viola osservava con un solo sguardo il suo passato e il suo futuro.

Loris, seduto accanto a lei, le teneva la mano in silenzio. Sapeva che stava vivendo un momento importante e non la voleva disturbare. Fumava la sua sigaretta soffiando ogni tanto qualche anello di fumo. Faceva sempre così quando era felice, ma anche quando era nervoso.

Viola, invece, non smetteva di battere ritmicamente il piede a terra, persa in una sua melodia in cui non c’era posto per nessuno. Il panino speciale di via dei Servi, abbandonato ai suoi piedi, era morso a metà e attirava i colombi che le danzavano ritmicamente attorno, ma lei non se ne accorgeva. Sentiva solo le dita di Loris muoversi lievemente sulla sua mano.

Aveva ricordi sfuocati del periodo passato lì. Ricordava una borsetta rosa di strass che una delle volontarie le aveva portato una domenica mattina. Sì, era domenica, ne era certa: gli altri bambini non c’erano, all’Istituto la domenica rimaneva solo lei. Gli altri uscivano per andare dai genitori “in prestito”, li chiamava così, nella sua testa. Lei una mamma non l’aveva ancora, nemmeno in prestito. Per fortuna, una domenica sì e una no arrivava la sua “tata” preferita, Gemma. Una volta le era scappato di chiamarla mamma, ma la maestra l’aveva rimproverata: “Non è mamma lei! È una tata!”. Viola aveva finto di non sentire, ma in realtà aveva sentito benissimo. In quel periodo all’Istituto erano in sei bambini, c’era sempre tanta confusione, mai un momento per stare da sola. E non bastavano le ballerine con gli strass, non bastavano le collanine di caramelle e nemmeno avere sempre qualcuno intorno ad ogni ora del giorno e della notte, nonostante tutto questo, Viola sentiva che qualcosa mancava. Poi un giorno, era un mercoledì, anche di questo era sicura, perché il mercoledì i grandi mangiavano la pizza, insomma, un giorno, finalmente arrivò Lei. Era bellissima. Era bionda, mentre Viola era mora, aveva gli occhi azzurri, mentre Viola li aveva scuri come il caffè. Aveva la pelle chiara, mentre Viola aveva un bel colorito dorato. Eppure, le avevano detto che poteva iniziare a chiamarla “mamma”. Era arrivata portandole un rossetto fuxia e una crema per il viso. Come sapeva che le piacevano tanto? Si era chiesta lì per lì. Aveva subito infilato il ditino cicciottello nella crema e se l’era spalmata sulle guance, come le aveva insegnato a fare la Tata Gemma. Provava sempre a mettere la crema anche agli altri bambini, ma loro non volevano, preferivano giocare al lupo. Non li capiva. Si sentiva diversa già da allora e si era sempre sentita diversa anche dopo. Solo da quando aveva incontrato Loris si sentiva uguale a qualcuno, uguale a lui.

«Andiamo, tesoro? Altrimenti Silvano andrà a letto. »

Le disse Loris, in quel momento, riportandola alla realtà e gettando la sigaretta ancora accesa giù dagli scalini.

«Ancora un secondo.»

Rispose Viola, fissando ancora per un attimo lo sguardo su un bambino con i calzoni corti che si avvicinava curioso alla ruota degli Esposti.

Poi si alzò di scatto, sorrise e si diresse quasi saltellando verso la basilica. Era sempre stata la sua preferita. Diversa dalle altre chiese di Firenze, questa era spoglia fuori e ricca dentro. Sentiva di assomigliarle un po’.

Il chiostro a quell’ora era vuoto, solo una donna sedeva stanca accanto al portone di legno. Il buio della chiesa contrastò per un attimo con la luce della piazza. Appena entrati furono accolti dal sorriso di Don Silvano, era ancora lì ad aspettarli.

«Buongiorno ragazzi!»
« Ciao Silvano!»

Rispose Viola, abbracciandolo con affetto. Don Silvano l’aveva accompagnata in ogni scelta della sua vita. Poteva permettersi di essere diretta con lui. Parlò tutto d’un fiato, stringendo un po’ più forte la mano di Loris, sempre al suo fianco.

«È da un po’ che voglio chiederti una cosa importante, ed ora è il momento di saperla.»
«Dimmi, cara. »
«Ma è possibile sposarci qui?»

Disse Viola, tendendo gli occhi bassi, intimidita da quella domanda che la spaventava un po’.
La bocca di Don Silvano si aprì in un sorriso sdentato e un po’ ingiallito, ma sinceramente felice.
«Ma certo ragazzi! Finalmente!»
Sembrava non aspettare altro che quella domanda.
«Dovete andarvi a informare all’ufficio, al numero 6. Ma, per il resto, certo che potete! »

Non c’era altro posto al mondo in cui Viola avrebbe voluto sposarsi e il suo sogno stava per diventare reale. Quella piazza, quei luoghi erano da sempre nel suo cuore e ci sarebbero rimasti di sicuro per sempre. Loris le strinse la vita in un abbraccio, Don Silvano guardò l’orologio: era tardi per lui.

«Ora devo andare, ma vi aspetto presto!»
Disse, salutandoli. E Viola, stretta a Loris, in quel luogo che univa insieme il suo passato e il suo futuro sorrise. Sentì che non mancava nulla, che per la prima volta poteva sentirsi a casa.

Viola

Foto: Francesco Brunelli
https://www.flickr.com/photos/francescobrunelli/

Questo articolo é stato pubblicato sul sito “Toc Toc Firenze” con il titolo: “Tra passato e futuro”
http://www.toctocfirenze.it/passato-futuro-raccontami-firenze/